Hope. Soul Witness
In loving memory of Claudio Pratesi
Giovedì 4 giugno alle 21:30
Hope – Soul Witness
In loving memory of Claudio Pratesi
Giovedì 4 giugno · dalle ore 21.30
Fondazione Luigi Tronci – Pistoia
Ingresso ad offerta consapevole per il sostegno alla collezione della Fondazione Tronci
4 Claudio, testimone dell’anima (Soul Witness)
Crescere è un verbo che si presta a diversi significati ed utilizzi. Quello che intendiamo collegare a questo omaggio è il crescere transitivo, che significa allevare, educare. In modi e tempi diversi Claudio ci ha cresciuti, dandoci la netta sensazione di averci educato alla musica, all’espressività, alla ricerca ed alla sana caparbietà. E così, nel gioco metafisico della ricerca del senso della vita, ci piace pensare a come Claudio, testimone dell’anima a cui dedichiamo questo omaggio, sia stato per noi talmente determinante
per la nostra crescita musicale da essere un esempio tangibile del valore del passaggio terreno oltre che aver condizionato positivamente il nostro desiderio di mettere al centro la passione per la musica nelle nostre vite.
Little Sunflower
Il fatto che Claudio avesse cominciato la sua carriera di musicista suonando il basso spiega come fosse naturalmente predisposto al ritmo ed al groove. Saper andare a tempo non basta. Bisogna dominare l’oscillazione ritmica di ciò che stiamo suonando, sapendo fare da elemento trainante o da collante con gli altri strumenti per stimolare il coinvolgimento fisico e viscerale di chi suona e di
chi ascolta. Questo brano di Freddie Hubbard del 1967, del periodo modale del jazz, era uno dei brani preferiti di Claudio. Ed anche per noi è un gioiello jazz-dance dolce, ventilato e pronto per il tramonto.
If I Should Loose You
Una ballad malinconica per mettere in risalto quanto la crisi e la tristezza siano benzina per l’introspezione. Le vicissitudini che sembrano spesso batoste gratuite che la vita ci mette davanti possono diventare la palestra della conoscenza di sé, migliorando la nostra capacità espressiva ed abituandoci a sfogare le tensioni ed a mostrare il fianco per mezzo della musica, trasformando
l’angoscia in lirica, la tensione in poesia. Questo standard degli anni 30, riproposto magistralmente da musicisti come Chet Baker, Nina Simone e Kurt Rosenwinkel, è per noi il momento dove si racconta la tristezza come un viaggio verso la profondità di noi stessi.
Descarga Khanalonious
L’interplay è senza dubbio una delle parti magiche dell’approccio jazzistico. Composizioni ed esecuzioni sono incentrate sullo scambio dei ruoli, l’istantanea ed istintiva complementarietà fra gli strumenti danno un’idea limpida di gioco e divertimento fra i musicisti che in tempo reale provano a far dipendere ogni scelta di fraseggio dall’ascolto dell’altro avviando così un’interpretazione che a
cascata prende dinamiche e variazioni inaspettate o quanto meno non premeditate. Questo brano è una composizione di Steve Khan, uno dei chitarristi più influenti nello stile di Claudio. Brano di apertura dell’album Crossings, considerato innovativo per la commistione elegante di ritmi latini su composizioni Jazz-Fusion acrobatiche e sapientemente eseguite.
Malatia
La melodia. Ascoltare una composizione con un tema così poetico da richiedere un’esecuzione misurata e delicata. Spesso ci siamo ritrovati a parlare di quanto Claudio amasse improvvisare rispettando principi di estetica, eleganza e dinamica. Meravigliarsi delle piccole pause, delle intenzioni sottointese, delle varianti cromatiche degli accordi sono tratti dell’interpretazione che Claudio riteneva fondamentali. Non c’è cosa più sublime di un ascolto di un brano che si avverte come “facile” ma che nasconde elegantemente la sua complessità. Anche prendere in prestito brani della tradizione popolare e renderli dei veri e propri standard jazz era un esercizio che Claudio trovava entusiasmante. Un classico della canzone napoletana del 1957 è per noi l’esempio calzante
di questo aspetto dell’anima musicale di Claudio.
The Red One
La rivoluzione del jazz-rock, divenuto fusion negli anni 80, mescolando sonorità e generi diversi veicolati dall’approccio jazzistico è stato un momento estremamente elettrizzante per Claudio e per tanti i musicisti delle nostre generazioni. L’utilizzo di distorsioni, di approcci pop-rock nelle sezioni ritmiche e di ricerche timbriche moderne ed innovative sono stati gli stimoli che più hanno ispirato
Claudio per molto tempo. The Red One è un brano di John Scofield e Pat Metheny ad alto tasso di virtuosismo. Tema e sezione ritmica sono intrecciati in modo da rendere l’esecuzione alquanto complessa. Questo brano ci evoca la caparbietà di Claudio, la testarda ostinazione di porsi obiettivi difficili da raggiungere e superare l’ostacolo fisico e mentale con lo studio e l’ostinazione. Non avere
paura di peccare di presunzione ma assaporare con coraggio il gioco della sfida dei propri mezzi.
Memories of Tomorrow
Un Brano di uno dei compositori più influenti della nostra era nel panorama jazz. Keith Jarreth è senza dubbio un capostipite di quel movimento che si definisce Modern-Jazz. Improvvisatore sopraffino con un approccio del tutto viscerale allo strumento ed alla composizione lasciando all’ascoltatore la sensazione che la mente e l’anima collaborino insieme alla realizzazione di un viaggio musicale trascendentale. Claudio ha sempre mostrato profonda ammirazione verso i visionari, coloro che “fregandosene dell’ordine costituito” si spingono oltre i confini di ciò che è noto e catalogato, mettendosi in discussione ed in difficoltà.